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Dal quotidiano “L’Arena” di lunedì 20 agosto 2007 cronaca pag. 15
MISSIONI. Realizzate dagli Stimmatini con l’aiuto di molte ditte scaligere le strutture di questo paesino in Tanzania
A Msange c’è un villaggio «veronese» di Franco Ruffo
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Villaggio di Msange, regione di Morogoro, Tanzania. Nel piccolo ospedale situato in cima alla collina sono appena arrivati i nuovi pannelli solari provenienti dall’Italia. La struttura è stata realizzata dalla vicina missione stimmatina di Msolwa, sostenuta dalla organizzazione non governativa veronese Abcs, Associazione Bertoni Cooperazione e Sviluppo, e da numerose aziende veronesi, tra le quali Studium e Adpresscommunications di Bussolengo e Albertini di Colognola ai Colli.
I pannelli fotovoltaici, che alimentano i grossi accumulatori, necessari sia per l’illuminazione che per il funzionamento delle varie apparecchiature,vengono subito installati dalla ditta Remelli di Valeggio. C’è, anche qui, la conferma della grande generosità dei volontari e delle aziende veronesi impegnati, anche in forma anonima, nel progetto di sostenere lo sviluppo di questa area della regione di Morogoro.
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È la solidarietà di cui si fa tanto parlare, una solidarietà di prima linea fatta di coloro che vanno in Africa a proprie spese consumando spesso le proprie ferie, e solidarietà di retrovia composta delle numerosissime persone che partecipano alle varie iniziative promosse a Verona (feste, cene, eventi e altro), finalizzate alla raccolta di fondi per il progetto.
Questa generosità è il motore che muove tutto a Msange. Anche nelle persone, come il dottor Giovanni Donadelli di Dossobuono, responsabile sanitario della struttura, che coordinano e guidano l’organizzazione e la crescita del centro. L’ospedale di Msange copre le esigenze dell’intera Valle dello Yovi, un’area grande come mezza provincia di Verona e popolata da circa 30.000 persone, sparse in numerosi villaggi, spesso difficili da raggiungere. Inizialmente si trattava di un’infermeria-dispensario, che è il livello base dell’assistenza sanitaria africana. I successivi ampliamenti e il continuo impegno dei supporter italiani hanno portato in meno di dieci anni alla trasformazione in Health Center che, sempre nel contesto africano, rappresenta già una struttura ospedaliera completa.
La struttura, ancora in fase di completamento, comprende alcune camere di degenza per un totale di 12 posti letto, due camere per la degenza infantile (ospitano sia i bambini sia le rispettive mamme) e vari ambulatori attrezzati. Fondamentali sono poi le otto stanze di isolamento, attivate inizialmente per ospitare i malati di colera e utilizzate da qualche tempo per i pazienti affetti da Aids. Il personale comprende due paramedici, due infermieri, un analista e un'ostetrica ed è composto di laici e suore. Quest'ultime, preziosissime, sono dell'ordine diocesano locale Immaculate Heart of Mary Sisters di Morogoro. Presto arriverà anche un medico stabile ed altri infermieri.
PROGRAMMI DI INTERVENTO “REMELLI” NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
CON IL PROGETTO “BONDE DOGO”
A MSANGE (TANZANIA) IL FOTOVOLTAICO SALVA LA VITA.
Bonde Dogo: il progetto
……….Bonde Dogo è una parola kiswaili che significa
“piccola
Valle” ed è una idea nata dalle conversazioni tra un missionario
italiano in Tanzania e un gruppo di imprenditori Veronesi, animati
dal desiderio di realizzare una impresa completamente estranea
al libero mercato.
La piccola valle è la valle dello Yovi , situata a nord-ovest della
cittadina di Mikumi, in Tanzania, in prossimità della catena dei
monti Rubeho. L’impresa Bonde Dogo nasce dunque nel 1999
dall’idea di aiutare la gente di questa valle...(tratto da “condividere
il piacere di dare” – gruppo Bonde Dogo – report 2005).
Il Dispensario medico di Msange diventa
“Health Center”
Inaugurato il 23 giugno 2001 la struttura di Msange fa parte dei
molti interventi che il progetto Bonde Dogo ha operato dal 1999
nella valle dello Yovi.
Nato come piccolo dispensario medico coordinato dai Padri
Stimmatini di Msolwa è diventato dal 2005 struttura ospedaliera
“Health Center” riconosciuto dal governo della Tanzania,
grazie allo sforzo operoso dei volontari italiani, ad un
impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica,
all’aggiunta di altro personale specializzato e soprattutto
all’incremento dell’utenza.
L’ospedale di Msange attualmente serve un bacino di 2.500 kmq,
abitato da 25-30000 persone ed è composto da:
- Edificio centrale con sala operatoria e annessi 2 piccoli edifici di
servizio
- Edificio accettazione
- Farmacia
- Casa medici e volontari
- Casa personale paramedico e infermiera di guardia
- Casa suore
- Cisterna acqua
- Edifici “Patologie Infettive”
- Edifici “Degenze” (maschile e femminile)
- Casa volontario
- Casa custode
- Casa parenti degenti (fuori recinto)
L’ospedale è attrezzato per effettuare pronto intervento,
chirurgia generale, ostetricia, e si compone di vari reparti: maternità,
pediatria, sala pre-parto e una post-parto, reparto radiologico, gabinetto
odontoiatrico ed uno oculistico ed una degenza con 48 posti letto.
Inoltre Msange provvede alle attività di vaccinazione per la prima
infanzia gestite dall‘OMS, grazie ad un mezzo di trasporto itinerante
che raggiunge anche i villaggi più lontani.
La fama di curare e di far guarire nella maggioranza dei casi ha portato
l’ospedale di Msange dai 1000 interventi del primo anno (ancora
piccolo dispensario appena costruito) ai circa 10.000 del 2005.
L’impianto fotovoltaico
Uno dei primi problemi da risolvere a Msange è stato l’approvvigionamento
di energia elettrica.
Già da subito si è preferito il sistema fotovoltaico, più
costoso nell’acquisto ma economico da gestire rispetto ad un generatore
elettrogeno da 10kw in back-up, specialmente in un sito sperduto come
il nostro. Il sistema fotovoltaico di Msange, tipo ridondante, è
stat realizzato in due tranche dai tecnici italiani volontari , i quali
hanno coinvolto le maestranze locali creando così personale adeguato
alla manutenzione, ed è composto da:
• 2 sottocampi fotovoltaici da 3 kWp
• 2 sistemi di controllo e gestione impianto
• 2 sale accumulatori per totali 70kWh
• 2 inverter da 1.5kW/230Vac-50Hz, per la parte illuminazione
• 1 inverter da 6kW /230Vac-50Hz per la forza motrice (prese)
L’impianto può produrre fino a 35kWh/giorno ed è sufficiente
a coprire i fabbisogni energetici della struttura.
| Diagnosi e cure svolte a Msange dal 1 agosto
2003 al 31 luglio 2005 |
| Malaria |
2264 |
Infezioni respiratorie |
577 |
Infezioni urinarie |
407 |
| Enterite |
358 |
Ustioni, ferite traumi |
173 |
Schitosomiasi |
344 |
| Micosi |
57 |
Giardiasi |
170 |
Artropatia |
202 |
| Infezioni cutanee |
149 |
Anemia |
114 |
Epilessia |
46 |
| Otiti e patologie Orecchio |
54 |
Coliche addominali |
90 |
Infezioni pelviche |
89 |
| Patologie oculari |
55 |
Asma |
39 |
Ematochezia & melena |
17 |
| Complicanze gravidanza |
12 |
Malattie veneree |
30 |
Polinevrite / neurite |
33 |
| Tifo |
13 |
Patologia dentaria |
22 |
Anchilostomiasi |
283 |
| Cardiopatia / ipertensione |
45 |
Ernia inguinale / idrocele |
25 |
Figosi prime vie aeree |
32 |
| Malnutrizione |
4 |
Cefalea |
16 |
Strongiloidisi |
9 |
| Fimosi |
13 |
Parotite, rosolia, morbillo |
1 |
Febbre gialla |
3 |
| Lebbra |
9 |
Edema |
14 |
Ascardiasi |
10 |
| Miscellanea |
42 |
Scabbia |
54 |
Tubercolosi |
1 |
Inoltre nello stesso periodo sono stati effettuati 3.130 atti di prevenzione
ostetrica e pediatrica e complessivamente 1.574 vaccinazioni (TBC, POLIO,
DPT+HBV, MORBILLO, TETANO).
Considerando che a Msange confluiscono anche persone da Kilosa, capoluogo
del distretto, in cui ad esempio i dispensari pubblici sono sprovvisti
di microscopio, il risultato ottenuto dal progetto Bonde Dogo con la struttura
di Msange può considerarsi un successo notevole.
A questo successo si è arrivati anche all’utilizzo di un
sistema fotovoltaico per l’elettrificazione del sito (microscopio
elettronico compreso) tecnologia questa che da sempre (secondo l’esperienza
di chi scrive) sta dando risultati ottimi specialmente nei paesi in via
di sviluppo (PVS).
Quelli con il microscopio (riflessioni del dr.
Gianni Donadelli, volontario a Msange)
...all’inizio dei nostri viaggi di solidarietà nella valle
dello Yovi il microscopio non c’era.
In compenso c’erano malaria e tubercolosi. Fornire quindi il dispensario
di un microscopio è stata una svolta epocale.
Si è passati da diagnosi intuitive a diagnosi documentate e, di
conseguenza, si sono potute prescrivere terapie più precise ed
efficaci.
Ora c’è gente che vive fuori dalla valle e decide di andare
da “quelli con il microscopio” anche se distano più
di 50 km.
Quando sono giù a Msange, seduto al tavolo diagnostico, e guardo
nel microscopio l’estremamente piccolo, non posso non pensare a
come un solo oggetto , quasi banale per noi europei, possa avere una fama
che oltrepassa le montagne che circondano la valle…………...
Dal diario del Dr. Ugo Montanari volontario gruppo
“BONDE DOGO”
Mtoto Simba
Missione di Msolwa, primo pomeriggio. Pascal, il seminarista, mi avvisa
che c’e un papà preoccupato perché suo figlio si e
ferito un piede andando in bicicletta. Breve conciliabolo e si decide
di andare subito a Msange, perché la ferita e abbastanza seria.
Mandiamo a prendere il bambino a Kisanga, con un camioncino della missione,
e nel frattempo andiamo a Msange per preparare l’accoglienza. Ci
sono solo due suore: Evarista l’ostetrica e Prudenziana la cuciniera.
Ovviamente parlano solo kiswahili. No problem: a gesti, e con qualche
parola inglese, ci facciamo capire.
Evarista viene con me in medicheria. I ferri sono pochi, in compenso ci
sono i guanti, almeno tre aghi di sutura, il disinfettante, bende e cerotti.
Finalmente arriva il bambino, in braccio al papà, accompagnato
da una dozzina di parenti.
II piede sanguinante e coperto con un bendaggio provvisorio. Tolte le
bende vedo l’alluce, che e stato preso nella catena della bici e
semitranciato. Bruttissima ferita. II bambino tace, il padre pure.
lo comincio a sudare. Evarista prova a praticare un’anestesia sulla
ferita.
II bambino digrigna i denti ma non muove il piede. E continua a tacere.
Laviamo e disinfettiamo il più possibile, poi inizio a suturare.
La pelle è callosa, gli aghi si deformano, il bambino soffre vistosamente
ma continua a tacere. E nessuno lo deve tenere fermo. Alla fine riesco
in qualche modo a far combaciare i lembi della ferita e a tirare i punti
di sutura. lo continuo a
sudare ma anche Evarista e tesa. Sono passate due ore: ora la sutura e
completa, il bambino si rilassa. Altro disinfettante, garza sterile e
bendaggio per immobilizzare il più possibile. Infine I’antitetanica
e gli antibiotici di rito. Nessuno si e agitato, nessuno si e scomposto,
il bambino ha sopportato senza fiatare un dolore non indifferente, soprattutto
quando abbiamo
dovuto passare con due punti subito sotto la radice dell’unghia.
Coraggioso come un leone.
Nei giorni successivi I’evoluzione e stata buona: poco dolore e
niente febbre. Nel corso dell’ultima medicazione, effettuata quattro
giorni dopo il piccolo intervento, la ferita era in buone condizioni.
Prima di partire abbiamo regalato al nostro mtoto simba un paio di scarpe
per il suo coraggio... e per evitare che anche I’altro alluce faccia
la stessa fine! (Msange 2003)
Kipepeo
Kipepeo in kiswahili vuol dire farfalla e la bimbetta che entra nell’ambulatorio,
accompagnata dal padre sudaticcio e premuroso, sembra proprio una piccola
graziosa farfalla nel suo leggero e svolazzante vestitino giallo brillante.
Farfalla malata direi: febbrone, occhi spenti, brividi, faccia sofferente,
si accuccia sul pavimento perché non ha nemmeno la forza di stare
in piedi.
Vengono da Ulaya, ad oltre 50 chilometri da qui.
II suo papà l’ha portata da noi sul portapacchi della bicicletta,
percorrendo quella pista sterrata che a noi spappola già schiena
e giunture quando la percorriamo col Toyota per tragitti ben più
brevi. Gli hanno consigliato di portarla quì, perché, avendo
il microscopio, possiamo effettuare una diagnosi più circostanziata
e prescrivere una terapia più efficace.
Visita, analisi, consueta diagnosi multipla: malaria alla grande, schistosom
che letteralmente sguazzano nelle urine, anemia, ematuria. Con Will, il
“clinical officer” di Msange, decidiamo di fornirle terapia
per almeno un mese, così non avrà la necessita di tornare
tanto presto.
II padre ci saluta garbato e soddisfatto, la piccola dorme in un angolo,
per terra: sta riprendendo le forze per i prossimi cinquanta chilometri
sul portapacchi, aspettando che l’antipiretico assunto le renda
il viaggio un po’ meno disagevole .... e la vita continua. (Msange
2005)
Per gentile concessione di ABCS - Associazione Bertoni Cooperative e Sviluppo - Via Dei Colli 27 - 37100 Verona (VR).
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