6 Settembre 2010

 
Gruppo Mangati, etnia del posto
Il centro ospedaliero di MSANGE in costruzione
Il lavoro giornaliero dei medici
L’installazione del campo fotovoltaico
I moduli fotovoltaici
Gli accumulatori
Il tanto utile microscopio
Strumenti di laboratorio
Ora le diagnosi sono più sicure ………...
 
 
 

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Dal quotidiano “L’Arena” di lunedì 20 agosto 2007 cronaca pag. 15

MISSIONI. Realizzate dagli Stimmatini con l’aiuto di molte ditte scaligere le strutture di questo paesino in Tanzania
A Msange c’è un villaggio «veronese» di Franco Ruffo

Villaggio di Msange, regione di Morogoro, Tanzania. Nel piccolo ospedale situato in cima alla collina sono appena arrivati i nuovi pannelli solari provenienti dall’Italia. La struttura è stata realizzata dalla vicina missione stimmatina di Msolwa, sostenuta dalla organizzazione non governativa veronese Abcs, Associazione Bertoni Cooperazione e Sviluppo, e da numerose aziende veronesi, tra le quali Studium e Adpresscommunications di Bussolengo e Albertini di Colognola ai Colli.

I pannelli fotovoltaici, che alimentano i grossi accumulatori, necessari sia per l’illuminazione che per il funzionamento delle varie apparecchiature,vengono subito installati dalla ditta Remelli di Valeggio. C’è, anche qui, la conferma della grande generosità dei volontari e delle aziende veronesi impegnati, anche in forma anonima, nel progetto di sostenere lo sviluppo di questa area della regione di Morogoro.

È la solidarietà di cui si fa tanto parlare, una solidarietà di prima linea fatta di coloro che vanno in Africa a proprie spese consumando spesso le proprie ferie, e solidarietà di retrovia composta delle numerosissime persone che partecipano alle varie iniziative promosse a Verona (feste, cene, eventi e altro), finalizzate alla raccolta di fondi per il progetto.

Questa generosità è il motore che muove tutto a Msange. Anche nelle persone, come il dottor Giovanni Donadelli di Dossobuono, responsabile sanitario della struttura, che coordinano e guidano l’organizzazione e la crescita del centro. L’ospedale di Msange copre le esigenze dell’intera Valle dello Yovi, un’area grande come mezza provincia di Verona e popolata da circa 30.000 persone, sparse in numerosi villaggi, spesso difficili da raggiungere. Inizialmente si trattava di un’infermeria-dispensario, che è il livello base dell’assistenza sanitaria africana. I successivi ampliamenti e il continuo impegno dei supporter italiani hanno portato in meno di dieci anni alla trasformazione in Health Center che, sempre nel contesto africano, rappresenta già una struttura ospedaliera completa.

La struttura, ancora in fase di completamento, comprende alcune camere di degenza per un totale di 12 posti letto, due camere per la degenza infantile (ospitano sia i bambini sia le rispettive mamme) e vari ambulatori attrezzati. Fondamentali sono poi le otto stanze di isolamento, attivate inizialmente per ospitare i malati di colera e utilizzate da qualche tempo per i pazienti affetti da Aids. Il personale comprende due paramedici, due infermieri, un analista e un'ostetrica ed è composto di laici e suore. Quest'ultime, preziosissime, sono dell'ordine diocesano locale Immaculate Heart of Mary Sisters di Morogoro. Presto arriverà anche un medico stabile ed altri infermieri.



PROGRAMMI DI INTERVENTO “REMELLI” NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

CON IL PROGETTO “BONDE DOGO” A MSANGE (TANZANIA) IL FOTOVOLTAICO SALVA LA VITA.

Bonde Dogo: il progetto

……….Bonde Dogo è una parola kiswaili che significa “piccola
Valle” ed è una idea nata dalle conversazioni tra un missionario italiano in Tanzania e un gruppo di imprenditori Veronesi, animati dal desiderio di realizzare una impresa completamente estranea al libero mercato.
La piccola valle è la valle dello Yovi , situata a nord-ovest della cittadina di Mikumi, in Tanzania, in prossimità della catena dei monti Rubeho. L’impresa Bonde Dogo nasce dunque nel 1999 dall’idea di aiutare la gente di questa valle...(tratto da “condividere il piacere di dare” – gruppo Bonde Dogo – report 2005).

Il Dispensario medico di Msange diventa “Health Center”

Inaugurato il 23 giugno 2001 la struttura di Msange fa parte dei molti interventi che il progetto Bonde Dogo ha operato dal 1999 nella valle dello Yovi.
Nato come piccolo dispensario medico coordinato dai Padri Stimmatini di Msolwa è diventato dal 2005 struttura ospedaliera “Health Center” riconosciuto dal governo della Tanzania, grazie allo sforzo operoso dei volontari italiani, ad un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, all’aggiunta di altro personale specializzato e soprattutto all’incremento dell’utenza.
L’ospedale di Msange attualmente serve un bacino di 2.500 kmq, abitato da 25-30000 persone ed è composto da:
- Edificio centrale con sala operatoria e annessi 2 piccoli edifici di servizio
- Edificio accettazione
- Farmacia
- Casa medici e volontari
- Casa personale paramedico e infermiera di guardia
- Casa suore
- Cisterna acqua
- Edifici “Patologie Infettive”
- Edifici “Degenze” (maschile e femminile)
- Casa volontario
- Casa custode
- Casa parenti degenti (fuori recinto)

L’ospedale è attrezzato per effettuare pronto intervento, chirurgia generale, ostetricia, e si compone di vari reparti: maternità, pediatria, sala pre-parto e una post-parto, reparto radiologico, gabinetto odontoiatrico ed uno oculistico ed una degenza con 48 posti letto.
Inoltre Msange provvede alle attività di vaccinazione per la prima infanzia gestite dall‘OMS, grazie ad un mezzo di trasporto itinerante che raggiunge anche i villaggi più lontani.
La fama di curare e di far guarire nella maggioranza dei casi ha portato l’ospedale di Msange dai 1000 interventi del primo anno (ancora piccolo dispensario appena costruito) ai circa 10.000 del 2005.

L’impianto fotovoltaico

Uno dei primi problemi da risolvere a Msange è stato l’approvvigionamento di energia elettrica.
Già da subito si è preferito il sistema fotovoltaico, più costoso nell’acquisto ma economico da gestire rispetto ad un generatore elettrogeno da 10kw in back-up, specialmente in un sito sperduto come il nostro. Il sistema fotovoltaico di Msange, tipo ridondante, è stat realizzato in due tranche dai tecnici italiani volontari , i quali hanno coinvolto le maestranze locali creando così personale adeguato alla manutenzione, ed è composto da:
• 2 sottocampi fotovoltaici da 3 kWp
• 2 sistemi di controllo e gestione impianto
• 2 sale accumulatori per totali 70kWh
• 2 inverter da 1.5kW/230Vac-50Hz, per la parte illuminazione
• 1 inverter da 6kW /230Vac-50Hz per la forza motrice (prese)

L’impianto può produrre fino a 35kWh/giorno ed è sufficiente a coprire i fabbisogni energetici della struttura.

Diagnosi e cure svolte a Msange dal 1 agosto 2003 al 31 luglio 2005
Malaria 2264 Infezioni respiratorie 577 Infezioni urinarie 407
Enterite 358 Ustioni, ferite traumi 173 Schitosomiasi 344
Micosi 57 Giardiasi 170 Artropatia 202
Infezioni cutanee 149 Anemia 114 Epilessia 46
Otiti e patologie Orecchio 54 Coliche addominali 90 Infezioni pelviche 89
Patologie oculari 55 Asma 39 Ematochezia & melena 17
Complicanze gravidanza 12 Malattie veneree 30 Polinevrite / neurite 33
Tifo 13 Patologia dentaria 22 Anchilostomiasi 283
Cardiopatia / ipertensione 45 Ernia inguinale / idrocele 25 Figosi prime vie aeree 32
Malnutrizione 4 Cefalea 16 Strongiloidisi 9
Fimosi 13 Parotite, rosolia, morbillo 1 Febbre gialla 3
Lebbra 9 Edema 14 Ascardiasi 10
Miscellanea 42 Scabbia 54 Tubercolosi 1

Inoltre nello stesso periodo sono stati effettuati 3.130 atti di prevenzione ostetrica e pediatrica e complessivamente 1.574 vaccinazioni (TBC, POLIO, DPT+HBV, MORBILLO, TETANO).
Considerando che a Msange confluiscono anche persone da Kilosa, capoluogo del distretto, in cui ad esempio i dispensari pubblici sono sprovvisti di microscopio, il risultato ottenuto dal progetto Bonde Dogo con la struttura di Msange può considerarsi un successo notevole.
A questo successo si è arrivati anche all’utilizzo di un sistema fotovoltaico per l’elettrificazione del sito (microscopio elettronico compreso) tecnologia questa che da sempre (secondo l’esperienza di chi scrive) sta dando risultati ottimi specialmente nei paesi in via di sviluppo (PVS).

Quelli con il microscopio (riflessioni del dr. Gianni Donadelli, volontario a Msange)

...all’inizio dei nostri viaggi di solidarietà nella valle dello Yovi il microscopio non c’era.
In compenso c’erano malaria e tubercolosi. Fornire quindi il dispensario di un microscopio è stata una svolta epocale.
Si è passati da diagnosi intuitive a diagnosi documentate e, di conseguenza, si sono potute prescrivere terapie più precise ed efficaci.
Ora c’è gente che vive fuori dalla valle e decide di andare da “quelli con il microscopio” anche se distano più di 50 km.
Quando sono giù a Msange, seduto al tavolo diagnostico, e guardo nel microscopio l’estremamente piccolo, non posso non pensare a come un solo oggetto , quasi banale per noi europei, possa avere una fama che oltrepassa le montagne che circondano la valle…………...

Dal diario del Dr. Ugo Montanari volontario gruppo “BONDE DOGO”

Mtoto Simba

Missione di Msolwa, primo pomeriggio. Pascal, il seminarista, mi avvisa che c’e un papà preoccupato perché suo figlio si e ferito un piede andando in bicicletta. Breve conciliabolo e si decide di andare subito a Msange, perché la ferita e abbastanza seria.
Mandiamo a prendere il bambino a Kisanga, con un camioncino della missione, e nel frattempo andiamo a Msange per preparare l’accoglienza. Ci sono solo due suore: Evarista l’ostetrica e Prudenziana la cuciniera. Ovviamente parlano solo kiswahili. No problem: a gesti, e con qualche parola inglese, ci facciamo capire.
Evarista viene con me in medicheria. I ferri sono pochi, in compenso ci sono i guanti, almeno tre aghi di sutura, il disinfettante, bende e cerotti.
Finalmente arriva il bambino, in braccio al papà, accompagnato da una dozzina di parenti.
II piede sanguinante e coperto con un bendaggio provvisorio. Tolte le bende vedo l’alluce, che e stato preso nella catena della bici e semitranciato. Bruttissima ferita. II bambino tace, il padre pure.
lo comincio a sudare. Evarista prova a praticare un’anestesia sulla ferita.
II bambino digrigna i denti ma non muove il piede. E continua a tacere. Laviamo e disinfettiamo il più possibile, poi inizio a suturare. La pelle è callosa, gli aghi si deformano, il bambino soffre vistosamente ma continua a tacere. E nessuno lo deve tenere fermo. Alla fine riesco in qualche modo a far combaciare i lembi della ferita e a tirare i punti di sutura. lo continuo a
sudare ma anche Evarista e tesa. Sono passate due ore: ora la sutura e completa, il bambino si rilassa. Altro disinfettante, garza sterile e bendaggio per immobilizzare il più possibile. Infine I’antitetanica e gli antibiotici di rito. Nessuno si e agitato, nessuno si e scomposto, il bambino ha sopportato senza fiatare un dolore non indifferente, soprattutto quando abbiamo
dovuto passare con due punti subito sotto la radice dell’unghia. Coraggioso come un leone.
Nei giorni successivi I’evoluzione e stata buona: poco dolore e niente febbre. Nel corso dell’ultima medicazione, effettuata quattro giorni dopo il piccolo intervento, la ferita era in buone condizioni. Prima di partire abbiamo regalato al nostro mtoto simba un paio di scarpe per il suo coraggio... e per evitare che anche I’altro alluce faccia la stessa fine! (Msange 2003)

Kipepeo

Kipepeo in kiswahili vuol dire farfalla e la bimbetta che entra nell’ambulatorio, accompagnata dal padre sudaticcio e premuroso, sembra proprio una piccola graziosa farfalla nel suo leggero e svolazzante vestitino giallo brillante.
Farfalla malata direi: febbrone, occhi spenti, brividi, faccia sofferente, si accuccia sul pavimento perché non ha nemmeno la forza di stare in piedi.
Vengono da Ulaya, ad oltre 50 chilometri da qui.
II suo papà l’ha portata da noi sul portapacchi della bicicletta, percorrendo quella pista sterrata che a noi spappola già schiena e giunture quando la percorriamo col Toyota per tragitti ben più brevi. Gli hanno consigliato di portarla quì, perché, avendo il microscopio, possiamo effettuare una diagnosi più circostanziata e prescrivere una terapia più efficace.
Visita, analisi, consueta diagnosi multipla: malaria alla grande, schistosom che letteralmente sguazzano nelle urine, anemia, ematuria. Con Will, il “clinical officer” di Msange, decidiamo di fornirle terapia per almeno un mese, così non avrà la necessita di tornare tanto presto.
II padre ci saluta garbato e soddisfatto, la piccola dorme in un angolo, per terra: sta riprendendo le forze per i prossimi cinquanta chilometri sul portapacchi, aspettando che l’antipiretico assunto le renda il viaggio un po’ meno disagevole .... e la vita continua. (Msange 2005)

Per gentile concessione di ABCS - Associazione Bertoni Cooperative e Sviluppo - Via Dei Colli 27 - 37100 Verona (VR).

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